Please use this identifier to cite or link to this item: doi:10.22028/D291-27684
Title: Geografie di orme nascoste. Paesaggi dell'esilio nelle opere di Gëzim Hajdari
Author(s): Sciarrino, Mattia Savia Matilde
Language: Italian
Year of Publication: 2019
Place of publication: Saarbrücken
SWD key words: Literatur
Italienisch
Migration
Lyrik
Hajdari, Gëzim
Free key words: Italienische Literatur der Gegenwart
Migrationsliteratur
Poesie der Migranten
Geographie der Literatur
Exillandschaften
contemporary Italian literature
transnational literature
migrant literature
poetry of migration
landscapes of exile
literary geography
DDC notations: 850 Italian, Romanian, Rhaeto-Romanic literatures
Publikation type: Doctoral Thesis
Abstract: Il carattere multietnico della società contemporanea si riflette nella letteratura attraverso l’opera di autori che vivono e si esprimono al di fuori del loro paese di origine in una lingua che non è quella materna. Da circa trent’anni la letteratura italiana si va arricchendo del contributo di narratori e di poeti cosiddetti ‘migranti’ i cui temi caratterizzanti sono l’esilio, la difficoltà di inserirsi nella nuova patria, la sofferenza di chi è destinato ad essere sempre dimidiato, lacerato fra due lingue, due culture, due identità. La produzione poetica, in modo più lento ma non meno incisivo della narrativa, va imponendosi con temi e forme originali sia per le specifiche aree di provenienza degli autori sia per la singolarità dei loro vissuti personali. La scelta di utilizzare la lingua appresa da adulti assieme alla lingua materna, autotraducendosi, oppure rinunciando completamente a quest’ultima, rende peculiari i risultati ottenuti in quanto a capacità e libertà espressiva. Infatti, il poeta migrante in molti casi dimostra audacia e sfrontatezza nell’uso della lingua acquisita che viene plasmata e modellata sulla base della propria, spesso legata all’oralità. All’originalità delle forme corrisponde l’originalità dei contenuti, importati dai paesi di provenienza, che introducono nuovi scenari nella letteratura italiana contemporanea. Viene così fornito un apporto interculturale alla letteratura autoctona. In ambito poetico uno degli autori più apprezzati è Gëzim Hajdari le cui opere, pluripremiate, sono state tradotte in diverse lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo). L’autore di origini albanesi (è nato a Lushnjë il 25 febbraio 1957), trasferitosi in Italia da esule nel 1992, è al centro di questo studio con il quale si analizza la sua attività letteraria da una prospettiva geocritica. Le opere qui prese in esame comprendono tutte le sue raccolte poetiche, dagli esordi in Albania, dove scrisse Antologia della pioggia e Il diario di bosco alla raccolta di più recente pubblicazione, Delta del tuo fiume (2015). L’esilio è la marca connotativa della poetica di Hajdari e la rappresentazione del paesaggio la modalità privilegiata per esprimersi; per questo i suoi sono ‘paesaggi dell’esilio’, rappresentazione di luoghi di dis/appartenenza. In un contesto in cui il paesaggio è tanto fonte quanto oggetto dell’ispirazione poetica ci si pone l’obiettivo di rispondere alle seguenti domande: qual è il rapporto fra spazio reale, spazio percepito e spazio rappresentato? In che rapporto stanno spazio e identità? In che modo la consapevolezza identitaria e il senso di appartenenza influiscono sulla percezione dello spazio? Se i paesaggi migrano con il poeta migrante, cosa connota i ‘paesaggi dell’esilio’ tracciati dai suoi versi? Gli studi di geografia letteraria, che si occupa del passaggio dagli spazi vissuti agli spazi rappresentati, tracciano le linee-guida del percorso di studio seguito. L’approccio geocritico prevede l’analisi dello spazio nella sua dimensione referenziale, cioè come scenario a cui si appartiene per circostanze oggettive, e spazio come percezione soggettiva che attiene alla capacità di cogliere il ‘senso del luogo’, di percepirlo emotivamente. Un altro aspetto considerato è quello identitario, relativo al riconoscere se stesso come parte di un tutto. Alla base di questa ricerca c’è il concetto di paesaggio così come inteso da Michael Jakob secondo il quale esso è quel ‘ritaglio visuale’, quella parte della natura che riesce a rappresentarne la totalità. Il paesaggio sarebbe l’esperienza estetica della natura, un atto intenzionale e consapevole di percezione del mondo esterno visto all’interno di una cornice. Le indicazioni operative fornite dagli studi di geografia letteraria, che si occupano della rappresentazione soggettiva del paesaggio, vengono utilizzate per comprendere i paesaggi che Hajdari, poeta dell’esilio, rappresenta come ‘paesaggi dell’esilio’, paesaggi, cioè, in cui viene trasferita la sua vicenda biografica. Si individuano, pertanto, tre livelli di indagine dei paesaggi letterari: dimensione referenziale (rappresentazione concreta degli elementi naturalistici); dimensione identitaria (riconoscimento dello spazio come luogo di appartenenza); rappresentazione soggettiva (proiezione dei propri sentimenti). Si passa da un livello concreto ad un livello astratto di rappresentazione dello spazio: dai paesaggi reali ai paesaggi dell’anima. Il paesaggio, quindi, viene ad assumere il ruolo del significante desaussuriano (‘landscape’) che trasmette un significato (‘inscape’). È dall’analisi e dal confronto delle rappresentazioni delle realtà con cui il poeta migrante ha relazioni, quella di origine, quella di accoglienza e quella dei viaggi effettuati che scaturisce una mappa geografica dei sentimenti, una cartografia dell’emotività. Nell’isolare i singoli elementi paesaggistici vengono individuati i temi ricorrenti caratterizzanti la poetica dell’autore, il tema della stanza sgombra e della dimora e degli elementi essenziali della natura (terra, aria, acqua e fuoco) che rimandano tutti sostanzialmente all’esperienza esiliaca. Essa, da condizione individuale, assurge a simbolo di un malessere collettivo, quel male di vivere dell’uomo di oggi a cui il poeta fa costantemente riferimento.
Der multiethnische Charakter der heutigen Gesellschaft findet seinen Widerhall auch in der Literatur. Dies insbesondere durch die Werke von Erzählern und Dichtern, die fern von ihrem Herkunftsland leben und sich in einer Sprache ausdrücken, die nicht ihre Muttersprache ist. Seit etwa dreißig Jahren erfährt die italienische Literatur eine Bereicherung durch die Beiträge dieser sogenannten „MigrationsschriftstellerInnen“. Deren Themen sind typischerweise das Exil und die Schwierigkeit, sich in der neuen Heimat einzuleben. Dabei steht im Zentrum ihr Leid, zwischen zwei Sprachen, zwei Kulturen und zwei Identitäten hin- und hergerissen zu sein. In ihnen wird das Bedürfnis erkennbar im Exil ein ubi consistam zu finden, einen Ort der Zugehörigkeit. Langsamer als das erzählende Schrifttum entwickelte sich die Lyrik mit ihren Themen und Formen; Sie brachte Veränderungspotential in die autochthone Literatur ein. Die Entscheidung, ob die als Erwachsene/r erlernte Exilsprache zusammen mit der Muttersprache genutzt wird, indem sich der Autor/die Autorin selbst übersetzt, oder ob ganz auf letztere verzichtet wird, bestimmt den besonderen Charakter der jeweils erzielten Ergebnisse. In vielen Fällen zeigt der/die MigrationsdichterIn Kühnheit, ja Unverfrorenheit beim Gebrauch der erworbenen Sprache, die er/sie in Anlehnung an die eigene, oft an bloße mündliche Überlieferung gebundene Sprache gestaltet und modelliert. Dieser Originalität der Formen entspricht auch die Originalität der Inhalte. Einer der meistgeschätzten Autoren auf dem Gebiet der Migrationslyrik ist Gëzim Hajdari, dessen mehrfach ausgezeichnete Werke in verschiedene Sprachen übersetzt wurden. Der aus Albanien stammende Autor wurde am 25. Februar 1957 in Lushnjë geboren und ging 1992 nach Italien ins Exil. Er steht im Mittelpunkt dieser Studie, die sich aus einer geokritischen Perspektive heraus mit seinen literarischen Werken befasst. Die hier untersuchten Arbeiten umfassen alle Gedichtsammlungen des Autors, von seinen Ursprüngen in Albanien, wo er Antologia della pioggia und Il diario di bosco schrieb, bis hin zu der kürzlich veröffentlichten Lyriksammlung Delta del tuo fiume (2015). Das Exil ist das kennzeichnende Merkmal von Hajdaris Lyrik und die Landschaftsdarstellung das Mittel, um sich mitzuteilen. Daher sind seine Landschaften 'Landschaften des Exils', die Verkörperung von Orten der Zugehörigkeit und Nichtzugehörigkeit zugleich. In diesem Kontext, in dem die Landschaft sowohl Quell als auch Ergebnis der dichterischen Inspiration ist, werden folgende Fragen bearbeitet: Welches Verhältnis herrscht zwischen dem realen und dem dargestellten Raum? In welcher Beziehung stehen Raum und Identität zueinander? Welchen Einfluss haben das Bewusstsein der eigenen Identität und das Gefühl der Zugehörigkeit auf die Wahrnehmung des Raumes? Wenn die Landschaften zusammen mit dem Migrationsdichter migrieren, was kennzeichnet dann die 'Landschaft des Exils', die er in seinen Versen zeichnet? Die Herausarbeitung der literarischen Geografie und damit einhergehend des Übergangs von den ge- und erlebten zu den dargestellten Räumen bilden die Leitlinien dieser Untersuchung. Der geokritische Ansatz beinhaltet die Analyse des Raumes in seiner referentiellen Dimension, d. h. als Szenario der Zugehörigkeit aufgrund objektiver Umstände und des Raumes als subjektiver Perzeption, die mit der Fähigkeit, den 'Orts-Sinn' zu erfühlen, einher geht. Grundlegendes Element der Arbeit ist der Landschaftsbegriff nach Michael Jakob, der Landschaft als denjenigen 'visuellen Ausschnitt' definiert, als den Teil der Natur, der das Ganze zu repräsentieren imstande ist. Landschaft als ästhetische Naturerfahrung, als bewusster und beabsichtigter Akt der Darstellung der äußeren, wie in einem Rahmen eingeschlossen, gesehenen Welt. Durch die Angaben der literarischen Geografie wird beleuchtet, wie der Exillyriker Hajdari Landschaften als Exillandschaften darstellt, in die er die eigene biografische Erfahrung einbettet. Die Untersuchung der literarischen Landschaften bewegt sich somit auf drei Ebenen: in der referentiellen Dimension (konkrete Darstellung der Natur und ihrer Elemente), auf der Ebene der Identität (Erkennen des Raums als Ort der Zugehörigkeit) und auf der der subjektiven Darstellung (Projektion der eigenen Gefühle). Es handelt sich um den Übergang von einer konkreten auf eine abstrakte Ebene bei der Darstellung des Raumes. Die Landschaft nimmt die Rolle des De Saussure'schen Signifikanten ('landscape') an, welcher ein Signifikat ('inscape') transportiert. Aus dem Vergleich und der Analyse der Realitäten, mit denen der wandernde Dichter Beziehungen unterhält – die seines Ursprungslandes, die der Adoptivheimat und die der bereisten Länder – und ihrer jeweiligen Darstellung entsteht schließlich eine Landkarte der Gefühle, und aus ihr wieder eine Kartografie der Emotivität. Anhand der einzelnen landschaftlichen Elemente werden sodann die wiederkehrenden Themen herausgearbeitet, die Hajdaris Lyrik kennzeichnen: das leere Zimmer und das leere Haus, sowie die vier Grundelemente der Natur: Erde, Luft, Wasser, Feuer, die alle im wesentlichen auf die Erfahrung des Exils verweisen. Diese Erfahrung gerät von einer individuellen Befindlichkeit zum Symbol eines kollektiven Unbehagens, zu jenem mal de vivre des heutigen Menschen, auf das Hajdari kontinuierlich Bezug nimmt.
Link to this record: urn:nbn:de:bsz:291--ds-276845
hdl:20.500.11880/27446
http://dx.doi.org/10.22028/D291-27684
Advisor: Kleinert, Susanne
Date of oral examination: 31-Oct-2018
Date of registration: 4-Jun-2019
Faculty: P - Philosophische Fakultät
Department: P - Romanistik
Collections:SciDok - Der Wissenschaftsserver der Universität des Saarlandes

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